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26.12.11

PROFESSIONISTA IN CARRIERA

Ti guardo negli occhi
uomo fumoso
ascolto le tue parole
curioso di bugie
si accavallano le tue imprese
si rincorrono le tue scommesse
sei uomo che parla su tutti
che si proietta vincente.
Dall'alto della tua recitazione
dirigi con fermezza la passione
ti ergi con vigore
a sfidare l'incognito
ma presto
resti appeso a numerare
il tuo taccuino
sbandieri la tua idea
mai meravigliato
solo per riuscire a nascondere
la sete del bambino
in verità di gonfi
di apparente maturità
per nasconderti più della metà
quanti soldi per premiare
il professionista
tanti
per affogare questo bambino.

11.12.11

UNO DEGLI ULTIMI 999 DIRIGENTI DI UN SOVRANO BUGIARDO

Ti ha chiamato al telefono
nella sua stanza
di un Ufficio senza valore
ti ha processato
e osato umiliare
un pensiero di libertà
che apparire inganna
potere di fatiscente tradizione
anacronismo di un mondo
dove non sono più quattro gatti
quelli che sanno leggere e scrivere.
Ti aspettava
con i suoi paria a sedere
in fila
in silenzio
accompagnavano in coro
il lamento
di un orgasmo mai conosciuto
credeva di rendere sapore
alla sua giornata
una delle solite mediocri giornate
di trent'anni di mezze maniche
invece ti ha esploso
la passione
di batterti
coscienza che in te grida
un mondo ti meriti
il tuo posto
non in riga
seduto acconto a loro
ma in piedi a urlare l'inganno
perpetuato giorno dopo giorno
contro la cultura
della lealtà
dignità di un uomo
solo
ma senza rimpianti.

9.12.11

DOMENICA IN CAMPAGNA

Un tavolo di plastica
ci divide la ricerca
del senso comune
ma le parole si incontrano
gettano un ponte
al di là della solitudine
di un silenzio negato
corrono le bambine
sulla veranda senza ostacoli
felici
contro il dolce sole
di una festività di riposo
cuoce la carne sui carboni
liberi gli odori di un pranzo
tra volti noti
una domenica in campagna
per spezzare i legami di lavoro
per ricucire un dialogo con loro
le mie bambine.

7.12.11

TAORMINA: ANFITEATRO.

SOLO IERI

Solo ieri
pochi giorni passati
e un salto in avanti
una realtà che decanti
le luci e le ombre di un mondo
alle tue spalle
con il fiato sospeso
il tuo pensiero vaga in tondo
cerchi una boa
per ancorare l'anima
o almeno quello che ne resta
cerchi nello specchio
un riflesso d'intimità
ma guardi un uomo
che attonito rema
che nei ricordi si avvita.

3.12.11

AFFIDAMENTO CONGIUNTO.

Si danno le carte
due bambine sul tavolo
tre giocatori
una solitudine mal celata
tre storie senza fine
il giudice
custode
così si è sempre fatto
la madre
senza fede
una grinta di donna sterile
l'avvocato
uomo d'affari
la causa
una perdita di tempo
l'affidamento congiunto
spegne il focolare famigliare
uccide una madonna
evira l'uomo
frana la società dell'inganno
le carte passano
di mano in mano
con una cadenza senza tempo
in un silenzio
di urla soffocate
perbenismo sostenuto
da sacramenti pagani
celebrazioni del dio danaro
nel volto sorridente
dell'avvocato
maschera di emozioni
consumate nell'acquisto
di un'auto di lusso
di un decoro sociale
senza eccezioni
né ripensamenti
e le bambine
attendono
di cogliere un consenso
di esprimere un sentimento
sul tavolo
la loro sorte
scivola nei giorni
nulla si lasciano dietro
nulla proiettano in avanti
dalla separazione all'affidamento
da due idee
al vuoto dei luoghi comuni
avvitate all'indietro
a negare la loro identità
lacrime implose
noi adulti registi
in un'aula di tribunale
civile
mercato rionale
tra scambi
di crediti contestati
e proprietà usucapite
due bambine
sul tavolo
in attesa di una nuova storia
se mai ci sarà
se la legge lo permetterà
di sconfiggere l'inganno
ridare gioia
all'amore
tra padre e figlie.

PALERMO: LA SPIAGGIA DI MONDELLO.

2.12.11

ETNICA

I giorni trascorrono vuoti
senza riflessione
nell'immagine di volti noti.
I pregiudizi affollano la mente
per affogare la paura del dubbio
l'incertezza di un presente che fugge.
Ogni discorso percorre la sua sterile vita
ogni rancore è vissuto come sfida
senza confini
ma contro il vicino di casa.
Un colore un suono una fiaba
e il nemico è distinto
fotografato da un mediocre gusto
di principio
che trascina il cuore
nel fetore
giù in fondo
di un fatiscente furore.